cosa sta succedendo nell' eurozona?


- ANDREA - le ultime settimane non sono state facili per i mercati azionari e proprio ieri l'Europa ha vissuto una giornata molto, ma molto difficile.

A guidare verso il basso gli indici sono, in questo periodo,soprattutto le condizioni di alcuni paesi europei a livello di finanze statali.

Dopo la Grecia, di cui si parla ormai da qualche mese, ora sono Portogallo e Spagna ad essere sotto l'occhio del ciclone.
Proprio alcuni giorni fa l'asta dei titoli di stato portoghesi è andata piuttosto male.

Del resto, che la situazione di diversi paesi non fosse rosea e che c'era un eccesso di fiducia nella capacità di sostenere i debiti e i deficit pubblici degli ultimi anni lo scriviamo da tempo. Alcune volte qui, molto più spesso all'interno del
nostro servizio obbligazionario Obbligazioni Italia & Euro.


Le manovre keynesiane dei governi volte ad ampliare i deficit in periodi di economia stagnante richiede che poi, tali deficit, vengano riassorbiti nel periodo immediatamente successivo, quando l'economia inzia a rimettersi in moto.

Tuttavia, ancora questa ripresa non si è mostrata così solida e quindi per molti paesi non ci sono all'orizzonte manovre finanziarie capaci di riportare i bilanci pubblici in equilibrio e i debiti continuano a salire.

I titoli pubblici emessi a fronte di tali debiti sono assorbiti se l'emittente è primario. Stanno andando tutto sommato bene le aste dei titoli tedeschi, francesi, americani. Anche i titoli italiani sono sempre stati ben assorbiti negli ultimi mesi.

Tuttavia, quando questi sono emessi da emittenti più dubbi, rischiano di essere snobbati e le relative aste vanno male.

La cosa è stata ribadita da Trichet proprio ieri, nel suo ultimo intervento. Secondo il governatore della BCE, "è della massima importanza che ogni paese definisca chiaramente le strategie di uscita e risanamento per il periodo prossimo".

Nella stessa riunione, Trichet ha dichiarato che i tassi restano all'1% e che per il futuro non vede un pericolo inflazione.
Su questo vedremo, perché la massa di liquidità immessa nel sistema e la recente debolezza dell'euro potrebbero suggerire il contrario.

Di certo questo è un momento particolarmente importante per capire la futura direzione dei mercati azionari ed obbligazionari.
Come sempre, vi invitiamo ad affrontarlo con calma, serenità ed attenzione al lungo termine.

nella provincia di bergamo operaio perde il lavoro, l'azienda dove lavorava è fallita e per disperazione si dà fuoco, è gravissimo


- BERGAMO – Ha tentato il suicidio dandosi fuoco con una tanica di benzina un operaio rimasto senza lavoro. L'uomo si trova ora ricoverato al Centro grandi ustionati di Verona, in condizioni gravissime.

A dare l'allarme due operai e un passante che hanno cercato in tutti i modi di spegnere le fiamme.

Il dramma questa mattina a Brembate nel bergamasco. L'operaio, 35 anni è sposato, due mesi fa aveva perso il lavoro perchè la ditta presso cui lavorava, a Zingonia, era fallita. L'uomo era caduto in uno stato di sconforto e disperazione.

Oggi ha raggiunto in auto la zona industriale di Brembate, e una volta sceso si è cosparso di benzina dandosi fuoco. Alla scena hanno assistito due operai e una donna che passava di lì in auto. La signora è riuscita a spegnere le fiamme usando un estintore che aveva in macchina prima dell'arrivo dei vigili del fuoco e dei sanitari. Del caso si stanno occupando anche i carabinieri della Compagnia di Treviglio (Bergamo).

accade nel ricco nord'est, da disoccupato a mendicante, lo faccio per non andare a rubare


- giovane extracominitario di 34 anni lavorava nel settore delle scarpe, ho bussato a varie porte ma nessuno ha aperto, in molti sono nelle mie stesse condizioni.

- TREVISO - Giacca a vento un po’ sgualcita, borsello in stoffa a tracolla, jeans e scarpe da ginnastica. Se ne sta appoggiato a una colonna del porticato di Sant’Agostino, a pochi metri dalla porta del panificio. In un sabato mattina particolarmente gelido, leggermente imbiancato da una spolverata di neve, tende la mano alla gente che passa nella speranza di raccogliere qualche euro. Fredrik ha 34 anni e viene dal Kenya. Da quasi un anno in Italia. Prima di arrivare davanti a quella colonna ha girovagato a lungo.

Partito dal suo Paese in cerca di maggior fortuna, è approdato in Sicilia richiamato dalla possibilità di svolgere alcuni lavori stagionali. Poi il viaggio verso nord fino al Veneto. E la prima occupazione stabile: operaio in una cooperativa di Stra per la confezione delle scarpe. Un lavoro vero, uno stipendio vero, documenti in ordine, un futuro all’improvviso migliore. Ma il quadretto idilliaco dura un paio di mesi. I morsi della crisi si fanno sempre più profondi, la cooperativa prima stenta, poi chiude e Fredrik si trova in mezzo a una strada. Seguendo i consigli di qualche amico arriva a Treviso, trova ospitalità da un connazionale in via Gorizia. Gli paga un affitto di 250 euro al mese. Fino a quando i soldi ci sono tutto fila liscio. Ma i guai sono dietro l’angolo.

«Sono senza lavoro - dice - ma i miei documenti sono in regola. Sono andato in giro a chiedere un posto e ho bussato ovunque senza trovare niente. Non so come fare, oggi devo pagare l’affitto, non ho soldi e mica posso andare a rubare! Allora non mi resta che chiedere l’elemosina». Parla con tono calmo. L’italiano è stentato, ma la disperazione palpabile. In mano stringe poche monete. I passanti di mezzogiorno scivolano via veloci, sono in pochi quelli che gli riservano uno sguardo. Fredrik sembra sincero, anche se rimane sempre il dubbio che non tutto quello che dice corrisponda poi alla realtà. Negli ultimi due mesi quelli come lui, giovani di origine africana, all’apparenza ragazzi come tanti fino a quando non ti fermano chiedendo qualche spicciolo per mangiare, si sono moltiplicati. Non tutti hanno veramente perso il lavoro: qualcuno non l’ha mai avuto e chiedere l’elemosina la ritiene una via più breve per raccogliere un po’ di soldi. La polizia locale, che nelle ultime settimane ha fatto varie verifiche, sospetta che dietro tutto questo possa esserci un’organizzazione.

«Prima di arrivare a Treviso lavoravo in una fabbrica di scarpe - continua - ma chiudendo mi ha lasciato a piedi. Non ho avuto più niente: nessun aiuto, nessuna disoccupazione. Una volta a Treviso sono andato nelle agenzie di lavoro a tempo, ma per me non c’era niente. In Comune? Quando mi presento, mi dicono sempre: aspetta, aspetta. Ma come faccio? Non posso aspettare». Mentre parla, fissa con occhi speranzosi. Poi azzarda: «Oggi devo pagare l’affitto, mi daresti 50 euro?». Cala la domanda come ultima carta a disposizione. Proprio in quel momento si avvicina una donna, lunga gonna scura, velo a coprire i capelli, accento dell’est: «Per piacere fate la carità». Fredrik la guarda un po’ perplesso, lei capisce di aver sbagliato bersaglio e passa oltre confondendosi tra la folla. Ci allontaniamo. Fatti pochi metri, appena superata la piccola chiesa di Sant’Agostino, ci ferma un’altra donna. Una ragazza giovane, ben vestita, che sussurra sempre con accento slavo: «Prego, qualcosa per comprare un panino». Poi sparisce.

In questo caso però l’impressione è che si tratti di questuanti “professionisti”, quattro dei quali ieri sono stati sanzionati dalla polizia locale. Fredrik invece rimane nell’ombra, sempre con la mano tesa, nella speranza che qualcuno lo aiuti a risolvere i suoi problemi.

mai dire... silvio, la gialappa's il trio senza volto ha creato un' impero milionario, ma stanno ben attenti a non sputare nel piatto dove mangiano


- Mai dire no. Chissà se mai quei tre ragazzi che un quarto di secolo fa, era il 1985, esordirono a Radio popolare, avrebbero pensato un giorno di entrare nella classifica fra i 5 mila uomini più ricchi di Italia. Loro, Marco Santin, Carlo Taranto e Giorgio Gherarducci ora come oggi sono conosciuti dal grande pubblico come la "Gialappa's". Nati nella radio cult della sinistra meneghina, commentando la sera delle partite la giornata calcistica, i tre si sono ben guardati di dire no al dirigente Fininvest che un giorno sentendoli li contattò e propose loro il grande salto.
Così il trio è esploso professionalmente a Mediaset. Assunti a Rete4, passati a Italia Uno, finiti a Canale 5, hanno ormai un posto fisso fra le star delle tv di Silvio Berlusconi. E all'azienda sono rimasti più che fedeli in questi anni. Con un solo screzio, datato aprile 2004, quando in piena campagna elettorale per le europee, la mannaia della par condicio falcidiò i contenuti della loro "Mai dire domenica", provocando la protesta di uno dei tre, Santin, che tuonò: «Perché noi censurati ed Emilio Fede che sbeffeggiava Lilly Gruber lasciato libero?».
Cinque anni dopo però è stato lo stesso Santin a divenire più realista del re prendendo le parti di Mediaset contro Enrico Mentana in quel caso Englaro che costò il posto di lavoro al conduttore di Matrix: «Lui si è nascosto dietro la foglia di fico dell'interesse per l'informazione. Ma a Mentana interessava solo l'auditel in questo caso». Insomma, il trio della Gialappa's non la pensa come il fondatore dell'azienda che offre loro lavoro, ma sta ben attento a non sputare nel piatto dove mangia.

Anche perché grazie al Biscione la loro vita è davvero cambiata. Nel 2005, l'anno in cui tutti i 740 degli italiani sono finiti su Internet per decisione di Vincenzo Visco, loro stavano nella parte alta della classifica. Carlo Taranto davanti a tutti con i suoi 616.761 euro che superavano perfino di 600 euro il reddito all'epoca diFabioFazio. Aruota Marco Santin, con 597.507 euro e fanalino di coda Giorgio Gherarducci, figlio d'arte del giornalista sportivo Mario, che aveva guadagnato 561.450 euro.

Grazie ai buoni contratti ottenuti i tre si sono lanciati anche in un'altra avventura di successo: quel Zelig di cui sono autori, fondatori e mezzi padroni Gino e Michele. La Gialappa's si è divisa in parti più o meno uguali il due per cento di Bananas srl, società che produce Zelig. E così ha uno zampino anche nell'altra gallina dalle uova d'oro della compagnia: Smemoranda.
L'avventura con Gino e Michele è costata qualche migliaio di euro, e rende già benissimo. La quota della Gialappa's vale, come porzione di fatturato 2008, qualcosina in più di 350 mila euro. Gialappa's è anche il nome della società a responsabilità limitata che gestisce il marchio del successo artistico del trio ed è guidata da Taranto, che ha vocazioni più manageriali degli altri compagni di ventura. Fattura poco meno di un milione di euro con un utile di 80.074 euro.

Sul conto corrente aperto presso la Cassa di risparmio di Parma e Piacenza sono depositati 124.155 euro secondo quanto riporta il bilancio di esercizio. Mentre Taranto cura gli affari del gruppo, i due colleghi della Gialappa's hanno investito nel mattone. Santin a dire il vero ha due case a Milano, la più grande ereditata nel 2005 dal padre Federico, uno dei più celebri disegnatori e illustratori di libri per ragazzi.
E una casetta ad Ostuni, vicino a Brindisi, dove rifugiarsi di tanto in tanto. Gherarducci ha invece un piccolo patrimonio immobiliare fra Milano e le province di Piacenza e Savona. Nel capoluogo lombardo, dove i tre lavorano, Gherarducci risulta comproprietario di una casetta sui Navigli acquistata nel 2000, e proprietario di un appartamento di sei vani non lontano da piazza 5 giornate, acquistato a fine 2004 e di un altro appartamento nella stessa zona con 5,5 vani in comproprietà.

Sempre a Milano è di Gherarducci il 50% di un più ampio appartamento (10,5 vani) a due passi da porta Ticinese. Altri investimenti immobiliari in solitaria a Lugagnano Val D'Arda in provincia di Piacenza e insieme al più giovane fratello Giampaolo ad Albisola superiore, in provincia di Savona (4,5 vani di cui gode l'usufrutto la mamma, Maria Carmen).

nuove povertà nella realtà italiana, bimbi a scuola con le scarpe bucate e senza calzini, succede al nord!


accade a Montebelluna in provincia di treviso, dove l'indigenza colpisce italiani ed extracomunitari. Istituito un fondo per aiutare i bisognosi.

- TREVISO - Bambini a scuola senza calzini. Piccoli con le scarpe bucate. Alunni che non hanno quaderni, gomme, penne per scrivere. Mamme che evitano accuratamente le gelaterie perché non hanno un euro per il cono del figlio. Non è leggenda. È quello che accade nella ricca Montebelluna e che, probabilmente, succede anche in tante altre città della provincia e del nord est. Qualcosa di più sconvongente e di più eclatante delle note ristrettezze in cui la crisi ha gettato molte famiglie italiane. Povertà con la "P" maiuscola, insomma. 


A svelare una realtà da brividi sono le rappresentanti di classe della centralissima scuola "Marconi" di Montebelluna. Qui, dalla collaborazione fra le mamme, le insegnanti, la dirigenza e il personale para scolastico è nato un anno fa un progetto inedito. Un fondo di solidarietà per aiutare il compagno di classe, il vicino di banco, le famiglie che lottano ogni giorno contro le difficoltà economiche e vivono fianco a fianco di quelle più benestanti, i residenti del centro città. Grazie a quel fondo, frutto di una vera e propria gara di solidarietà, si possono versare soldi, ma anche portare vestiti, grembiuli, cancelleria. 

E l'idea funziona, ma nel frattempo le situazioni si aggravano. Di giorno in giorno. «Se non si vedono da vicino certe situazioni -dice Francesca Bonifaccio, una delle rappresentanti di classe- è impossibile crederle vere. Nella nostra scuola ci sono bambini che non hanno i calzini, ma anche bambini che indossano per mesi lo stesso maglione lavandolo la sera e usandolo il giorno dopo. Hanno solo quello. Nessun altro». 

Le scarpe, poi, per molti sono un problema. «Ci sono piccoli che hanno scarpe bucate senza i calzini sotto. Indossano le calzature smesse dai nostri figli, ma non per avere il cambio in più. Proprio perché non ne hanno altre». Di qui un appello alle aziende del territorio. «Per molte, credo che non sarebbe un problema donare dei resti di magazzino. Senza dubbio, però, risolverebbero i problemi di tante mamme». 

Non solo, e non necessariamente, straniere. «Credo che se un 70% di questi bambini non è italiano, un buon 30% lo sia. Contiamo almeno due casi gravi per classe, una quarantina in tutta la scuola. Ci sono bambini che non possono permettersi la merendina di metà mattina, per non parlare del buono mensa nel giorno del rientro. Ci sono tanti padri con lavoro solo saltuario, per i quali anche il cono gelato per i figli è proibitivo. Non stiamo parlando di ristrettezze di famiglie in difficoltà nell'arrivare a fine mese, ma di vera e propria povertà». Quella della porta, o del banco, accanto.

udc,si legge “unione dei caltagirone”! partito personale? partito familiare! ci sono figli, mogli, società del gruppo di famiglia; un vero magna magna


- Si fa presto a dire Udc. Magari pronunciandola U-dc, staccando leggermente la vocale dalle consonanti e facendo tornare a galla così, per assonanza, la sua vecchia origine democristiana. Udc sta ufficialmente per Unione di Centro, ma in realtà potrebbe significare «Unico donatore Caltagirone», oppure «Unione dei Caltagirone».

Sfogliando infatti la documentazione sul finanziamento ai partiti politici nel 2008, pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale, si scopre che la quasi totalità delle sottoscrizioni ricevute dai centristi sono arrivate da privati o società legate in qualche modo al gruppo del costruttore romano.

Certo, non c'è nulla di scorretto: si tratta di elargizioni regolarmente segnalate. E in fondo, come si dice in gergo giornalistico, non c'è nemmeno «la notizia». Pier Ferdinando Casini è il marito di Azzurra Caltagirone, con la quale ha avuto due figli, ed è il genero di Francesco Gaetano.

E il giornale di famiglia, il Messaggero, intervista spesso e volentieri l'ex presidente della Camera, concedendogli sempre adeguato spazio. Insomma, che ci fosse un legame stretto non è una novità. Ma adesso ci sono nero su bianco, le cifre di questo rapporto parental-politico-editoriale.

Basta appunto dare un'occhiata ai finanziamenti del 2008. In quell'anno l'Udc ha ricevuto quattro milioni e 400mila euro: la metà sono irrintracciabili, perché la legge prevede che siano rese pubbliche solo le sottoscrizioni superiori ai cinquantamila euro. Ebbene, sui 2.272.832 euro restanti, 2.150.000 - cioè il 94 per cento - sono giunti dai Caltagirone.

Contributi a titolo personale da centomila euro ciascuno sono registrati in entrata da Alessandro, Francesco, Gaetano e Francesco Gaetano Caltagirone. Altri centomila arrivano da Luisa Farinon, moglie di Francesco Gaetano. Mentre il resto delle sovvenzioni risultano erogate da società tutte in qualche maniera legate alla galassia.

L'elenco è lungo. Ci sono l'azienda Servizi Italia 2005, la compagnia Gestione Immobiliare, la Costedil, la Fincal, la Finspar, la Gamma srl, l'Immobiliare Caltagirone, la Pantheon 2000, la Porto Torre, la Progecal 2005, la Quarta Iberica, la San Marco finanziaria, l'Unione Generale Immobiliare, la VM 2008 srl, la WXIII/IE Commercial 4 srl.

Quest'ultima società, tra l'altro, ebbe un ruolo nella vicenda della controversa acquisizione da Assitalia di una palazzina di via Clitumno a Roma, i cui inquilini lamentarono di non aver potuto esercitare il proprio diritto di prelazione.

Tutte queste sottoscrizioni sono di centomila euro, tranne la San Marco finanziaria spa, che di euro all'Udc ne ha versati 150mila. E nella lista, gli unici contributi arrivati ai centristi di Casini da soggetti diversi sono i sessantamila euro versati dall'impresa Donati spa e i 62.832 di Michele Vietti: il vicesegretario del partito.

..e poi la chiamano estate... bossi e di pietro uniti dalla finanza “amica”; la lega e l'idv hanno i conti dei partiti in attivo grazie agli italiani


- Per quanto politicamente diversi, Umberto Bossi e Antonio Di Pietro hanno una caratteristica in comune: l'ottimo andamento economico dei rispettivi partiti. Una circostanza che non si desume solo dai conti del 2008, ma dalla notevole liquidità accumulata dal Carroccio e dall'Italia dei Valori. La Lega, infatti, ha in cassa circa 17,5 milioni di euro, quasi tutti su conti correnti bancari.

Il partito dell'ex Pm, oltre ad avere una disponibilità di 3,3 milioni, può contare su immobilizzazioni finanziarie per 2,5 milioni. Queste ultime non rappresentano quote societarie come per la maggior parte dei partiti, ma sono rappresentate da 2 milioni di Buoni ordinari del Tesoro e da 400mila euro di obbligazioni del Sanpaolo e da quote di fondi. Un investimento simile lo aveva effettuato pure il Partito Democratico, che nel 2008 aveva messo oltre 19 milioni al sicuro in titoli di Stato. L'ex segretario Dario Franceschini decise di ricorrere a quella «discreta» somma per le Europee e le amministrative dell'anno scorso.

Chi ha soldi in cassa cerca sempre il rendimento sicuro. Lo hanno fatto pure la Margherita (380mila euro in gestioni patrimoniali Ras) e il comunistissimo Pdci, che nel 2008 ha dovuto liquidare causa rovesci elettorali 1,1 milioni di fondi di investimento conservando solo 225mila euro.

Insomma, Tonino Di Pietro quando si tratta di denari non ha nulla da imparare. Anzi, se si considera che - eccezion fatta per la sede romana di via di Santa Maria in Via (appartenente a Inarcassa) - le sedi Idv di Milano e di Bergamo sono di proprietà dell'ex Pm, si può comprendere come il partito, in fondo, sia una fonte di reddito anche per il presidente.

Infatti, nei 195mila euro di spese per godimento di beni di terzi (voce alla quale si computano i canoni di locazione) c'è sicuramente anche l'affitto dell'appartamento di via Casati a Milano, che funge da sede nazionale ed è intestato alla An.To.Cri., l'immobiliare di Di Pietro intitolata con le iniziali dei nomi dei tre figli. Per la sede di Bergamo, il tesoriere Silvana Mura, fedele braccio destro del leader unico, ha ribadito nel rendiconto quanto sia «diventata ancor più necessaria a causa del rilevante numero di parlamentari della Lombardia».

Malumore di qualche iscritto? Può darsi, visto che quasi nessun partito nei propri bilanci giustifica la scelta di una sede o di una sezione locale. Comunque Di Pietro & C. hanno chiuso il 2008 con un avanzo di gestione di 14,6 milioni e un patrimonio di 28 milioni. È terminato con una redditività del 50% il penultimo esercizio caratterizzato dal vecchio statuto con il quale «associazione» (dei fondatori dipietristi) e «partito» si mescolavano. Dal mese scorso il nuovo statuto è un po' meno «familista» anche se per la fedelissima Mura c'è sempre la possibilità di restare tesoriera a vita.

Discorso diverso per la Lega Nord. Come altri partiti tradizionali, ha riunito le proprietà immobiliari in una società-veicolo ad hoc con un nome che più bossiano non si può. È la Pontida Fin che tra le immobilizzazioni materiali ha registrato terreni e fabbricati per oltre 12 milioni di euro. Anche se ha chiuso con una modesta perdita, Pontida Fin valorizza i propri immobili e ha registrato ricavi per oltre 900mila euro. A differenza delle società immobiliari di An che fino al 2008 hanno concesso le sedi in comodato gratuito ai circoli (ma con la Fondazione An tutto cambierà). Non solo gestione oculata per il Carroccio, ma anche tanti mattoni sui quali costruire un solido futuro.

i potenziali rischi sui titoli di stato e obbligazioni


- ANDREA - Nell'ultimo anno, sono stati messi sotto osservazione più volte, i rendimenti offerti
dai titoli di stato che non sono stati economicamente soddisfacenti, anche perché gli stati sovrani, anche quelli ritenuti abbastanza sicuri, si sono impegnati, per fronteggiare la crisi, in programmi di spesa e di intervento nell'economia che porteranno ad un peggioramento dei conti pubblici e all'aumento del debito.

Ora, sicuramente paesi come gli USA o la Germania non sono a rischio default. Non
lo è nemmeno la Francia e, ad oggi, sembra abbastanza improbabile anche per paesi
già fortemente indebitati come Giappone o Italia, sebbene in questi ultimi casi stare
all'erta non guasta.

Tuttavia, non appena ci spostiamo un po' da queste grandi economie, i rischi emergono.

Nell'ultima settimana è stata la Grecia a finire nell'occhio del ciclone. Fitch ha tagliato il rating
portandolo a BBB+ ed esistono molte preoccupazioni sullo stato delle finanze del paese. Il deficit è notevole e il debito in crescita.
La politiche fiscali, poi, sono ritenute poco credibili.

Questo rischio non è da sottovalutare, perché è la prima volta che interessa uno dei paesi dell'area euro.
Sicuramente la Grecia non è mai stata esempio di virtù nell'ambito di finanzia pubblica, ma ora
sarà molto importante vedere come agiranno gli altri paesi dell'area e la BCE, soprattutto se la
Grecia non ce la farà con le proprie forze.

In ogni caso, questo è solo il caso più rischioso.
In area euro, ci sono anche altre situazioni abbastanza delicate.
Ad esempio la Spagna, che questa settimana si è vista tagliare l'outlook sul debito da parte dell'agenzia Standard & Poor's. Outlook che è passato da stabile a negativo.

Ed anche l'Irlanda e l'Austria sono tutt'altro che prive di rischio, senza dimenticare il nostro paese che ha uno dei debiti pubblici più elevati al mondo.

Non sappiamo come evolveranno queste situazioni, ma di certo tutto questo conferma i nostri timori sui debiti "sovrani", che a nostro avviso pagavano (e pagano) troppo poco rispetto ai rischi potenziali.

la crisi economica brucia 2,3 miliardi di salari in meno nelle tasche dei cassintegrati


- ROMA - In 11 mesi i 1.110.000 lavoratori in Cig hanno subito una decurtazione dei loro salari per oltre 2,35 miliardi di euro. Lo sostiene la Cgil. I dati di novembre confermano un calo della Cig ordinaria ma, contestualmente, un'esplosione del ricorso alla cassa integrazione straordinaria. Il settore meccanico continua ad avere la crisi produttiva maggiore con un ricorso alla Cig ordinaria, nei primi 11 mesi dell'anno, di 272.858.454 ore, pari ad un +1.007,20% sul periodo precedente. Secondo i calcoli della Cgil se i lavoratori coinvolti nei processi di Cig negli undici mesi del 2009 sono stati oltre 1.110.000, l'assenza costante dal lavoro per ogni mese del 2009 riguarda oltre 464.000 posizioni di lavoro. Questi lavoratori, calcola il dipartimento settori produttivi della Cgil, hanno dovuto rinunciare collettivamente ad un valore complessivo nei loro salari di quasi 1,8 miliardi (1.785.748.512 euro), considerando gli undici mesi a 'zero ore' di Cig e un valore medio di perdita per ogni mese di Cig da 300 alle 400 euro. A questi vanno aggiunti altri 500 milioni circa (556.596.939 euro) derivanti dalle tredicesime che non ci saranno perche' - sostiene la Cgil - gia' mangiate dalla Cig nel corso dell'anno.

ci sono indagati in parlamento che percepiscono pensioni d'oro, ma l'inps toglie la pensione ha chi ne ha veramente bisogno...viva italia


- È disabile ma le è stata tolta l'accompagnatoria e dovrà restituire oltre 3.500 euro. Dovrà vivere con la pensione di 265

- CASTELFRANCO VENETO - (TV) - Niente più accompagnatoria. Novembre è stato l’ultimo mese, da dicembre Daniela Di Nicola, 35 anni, non percepirà più i 447 euro che dal 1998 le arrivano mensilmente come stabilito dal Tribunale di Treviso. E dovrà pure restituire 3.658 euro all’Inps di arretrati in dodici rate. Le rimarranno i 265 euro di pensione al mese, in quanto disabile al cento per cento. È l’amaro esito della visita davanti alla commissione Inps di Treviso svoltasi l’8 settembre scorso. Ora la madre, Natalia Da Corte, 60 anni, presenterà ricorso per riottenere ciò che le è stato tolto.

La storia arriva da Castelfranco, madre e figlia vivono in via Boscato a Salvatronda. Il sostentamento derivante dall’assegno è fondamentale per campare.
«Daniela alla nascita ebbe un’emorragia cerebrale con emoparesi laterale – racconta la madre -. E rimase in coma per più di tre anni. A questi primi anni di vita avvolta in profondissimo sonno ne seguirono altri di riabilitazione e cure. Ha iniziato a pronunciare le prime parole solo a 7 anni». Oggi non vede con l’occhio destro e con l’orecchio sullo stesso lato non sente nulla. A 16 anni si era presentata una gravissima forma di epilessia. «Ogni giorno, nonostante le dosi massicce di barbiturici, viene colta da crisi epilettiche, e se non c’è qualcuno pronto ad intervenire rischia la vita», racconta ancora Natalia.

Partita da Cortina, la sua famiglia aveva traslocato per tredici volte pur di garantirle le cure, fino a 19 anni fa, con il trasferimento definitivo a Castelfranco. Il riconoscimento della pensione per l’invalidità era arrivato solo nel 1996. Per l’ottenimento dell’accompagnatoria si era dovuti passare attraverso una sentenza del giudice. Era, appunto, il ’98. La famiglia venne liquidata con 70 milioni di vecchie lire, e da allora Daniela percepisce pensione di invalidità più accompagnatoria. Ora, però, la mazzata e l’incognita di non avere di che mangiare, dato che la madre non ha reddito (non lavora e non ha pensione): entra solo qualche migliaio di euro l’anno per il bed & breakfast aperto utilizzando qualche stanza dell’abitazione in cui vivono.