ci sono indagati in parlamento che percepiscono pensioni d'oro, ma l'inps toglie la pensione ha chi ne ha veramente bisogno...viva italia


- È disabile ma le è stata tolta l'accompagnatoria e dovrà restituire oltre 3.500 euro. Dovrà vivere con la pensione di 265

- CASTELFRANCO VENETO - (TV) - Niente più accompagnatoria. Novembre è stato l’ultimo mese, da dicembre Daniela Di Nicola, 35 anni, non percepirà più i 447 euro che dal 1998 le arrivano mensilmente come stabilito dal Tribunale di Treviso. E dovrà pure restituire 3.658 euro all’Inps di arretrati in dodici rate. Le rimarranno i 265 euro di pensione al mese, in quanto disabile al cento per cento. È l’amaro esito della visita davanti alla commissione Inps di Treviso svoltasi l’8 settembre scorso. Ora la madre, Natalia Da Corte, 60 anni, presenterà ricorso per riottenere ciò che le è stato tolto.

La storia arriva da Castelfranco, madre e figlia vivono in via Boscato a Salvatronda. Il sostentamento derivante dall’assegno è fondamentale per campare.
«Daniela alla nascita ebbe un’emorragia cerebrale con emoparesi laterale – racconta la madre -. E rimase in coma per più di tre anni. A questi primi anni di vita avvolta in profondissimo sonno ne seguirono altri di riabilitazione e cure. Ha iniziato a pronunciare le prime parole solo a 7 anni». Oggi non vede con l’occhio destro e con l’orecchio sullo stesso lato non sente nulla. A 16 anni si era presentata una gravissima forma di epilessia. «Ogni giorno, nonostante le dosi massicce di barbiturici, viene colta da crisi epilettiche, e se non c’è qualcuno pronto ad intervenire rischia la vita», racconta ancora Natalia.

Partita da Cortina, la sua famiglia aveva traslocato per tredici volte pur di garantirle le cure, fino a 19 anni fa, con il trasferimento definitivo a Castelfranco. Il riconoscimento della pensione per l’invalidità era arrivato solo nel 1996. Per l’ottenimento dell’accompagnatoria si era dovuti passare attraverso una sentenza del giudice. Era, appunto, il ’98. La famiglia venne liquidata con 70 milioni di vecchie lire, e da allora Daniela percepisce pensione di invalidità più accompagnatoria. Ora, però, la mazzata e l’incognita di non avere di che mangiare, dato che la madre non ha reddito (non lavora e non ha pensione): entra solo qualche migliaio di euro l’anno per il bed & breakfast aperto utilizzando qualche stanza dell’abitazione in cui vivono.

ripresa la raccolta dei rifiuti a palermo, per i telegiornali nessuna traccia, l'azienda responsabile del servizio sommersa dai debiti


- Lunedì sarà presentata l'istanza di liquidazione dell'azienda. Per l'emergenza saranno erogati 4 milioni dalla Regione

- PALERMO - Dopo il sit in dei sindaci di un'ottantina di comuni, svoltosi ieri alla presidenza della Regione, è ricominciata a pieno ritmo la raccolta dei rifiuti nei comuni del palermitano che fanno parte dell'Ato 4, tra i quali Altavilla Milicia, Bagheria, Bolognetta, Casteldaccia, Ficarazzi, Misilmeri, Villabate.

La Giunta regionale ha infatti deciso di erogare altri 4 milioni di euro per affrontare l'emergenza rifiuti e i lavoratori del Coinres hanno ripreso servizio e lavorano su quattro turni.

Assessore rimette la delega alla protezione civile. Al fine di affrontare al meglio l'emergenza rifiuti l'assessore regionale alla Presidenza, Gaetano Armao ha rimesso la delega al dipartimento della Protezione Civile.

La raccolta dei rifiuti. «Già i primi 50 autocompattatori hanno conferito i rifiuti a Bellolampo - ha spiegato il direttore generale del Coinres, Riccardo Incagnone - Da Misilmeri ne sono appena partiti due. Nei comuni dove i sindaci erano stati costretti a chiudere le scuole, sarà bonificata l'area attorno agli istituti entro il fine settimana e comunicheremo alle amministrazioni che ci sono le condizioni per tornare alla normalità. Nei comuni di Altavilla, Casteldaccia, Santa Flavia (dove c'erano delle criticità soprattuto nella frazione di Porticello e del mercato) la situazione sarà sistemata entro lunedì o martedì. Un po' più di tempo ci vorrà per Ficarazzi, Villabate e Misilmeri. A Bagheria, dove sono impegnati tantissimi mezzi e uomini, usciremo dalla crisi entro la fine della prossima settimana. Con Giorgio D'Angelo, riconfermato commissario per questa emergenza, cercheremo di riassestare nei prossimi sei mesi, la gestione della raccolta, d'intesa anche con l'assessore Mario Milone e il suo staff».

L'Amia, l'ex municipalizzata che gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiutidella città, secondo le stime circolate in questi mesi, avrebbe accumulato un deficit di gestione di circa 180 milioni di euro. il Cda lunedì presenterà alla Camera di commercio l'istanza di liquidazione dell'azienda. «È un obbligo di legge - dice il sindaco di Palermo Diego Cammarata - perchè allo stato attuale c'è un disequilibrio tra i debiti e il patrimonio netto dell'azienda, che sarà comunque riequilibrato dagli apporti di capitali decisi dall' amministrazione. Siamo in attesa della relazione del perito che quantifica il valore della Amg Gas e degli immobili che il comune utilizzerà per la ripatrimonializzazione dell'Amia. Se la stima, quantificata dal perito, attesterà il raggiungimento del valore del patrimonio netto dell'azienda, non sarà più necessario procedere alla liquidazione dell'azienda».

Il piano di risanamento dell'Amia, come spiega il Presidente dell'azienda per l'igiene ambientale Gaetano Lo Cicero passerà attraverso quattro fasi: la ricapitalizzazione dell'azienda, che è indispensabile; l'equilibrio dei conti economici per evitare nuovi buchi nel bilancio; il pagamento di tutti i debiti che abbiamo recuperando i crediti nei confronti degli Enti pubblici. Infine, ultima fase: gli investimenti, a partire dall'acquisto di nuovi mezzi e il risanamento dei mezzi con la messa in sicurezza.

magna magna a venezia, le aziende municipalizzate con i soldi dei cittadini veneziani, invece di lavorare organizzano gite con la barca del comune


- VENEZIA - Non bastavano i bigliettai "furbetti" di Actv, beccati da "Striscia la notizia" a fare la cresta sui resti. Ora si scopre che i dipendenti di un’altra società pubblica - Arti spa - anzichè utilizzare la barca di servizio per lavoro, non riuscendo a resistere a una bella giornata di sole, se ne andavano a zonzo per la laguna, rientrando sei ore dopo l’orario previsto.

Non solo, ma emerge pure un "papello" anonimo nel quale, con nomi e cognomi, si ipotizzano assunzioni di parenti e amici. Insomma, un clima niente male. Alla faccia di un "codice etico" dell’azienda in cui si proibiscono assunzioni clientelari, si citano regole di comportamento, si dettano norme di trasparenza. Ma a trasparire, per ora, sono solo i veleni.

E così, dopo Actv, il velo si alza su una società meno grande dell’azienda di trasporti veneziana, ma abbastanza importante. Arti spa, controllata per l’82 per cento da Veritas (altro colosso in mano pubblica che si occupa di igiene urbana e rete idrica) e con il 9 per cento circa da Comune e Provincia di Venezia, fa un po’ di tutto: manutenzioni edili, pulizia delle aree verdi, certificazione degli impianti di riscaldamento, pulizia delle spiagge, derattizzazioni, rimozione di carcasse di animali.

Dal 1996 al 2002 aveva accumulato perdite per 800mila euro circa, ripianati dai soci pubblici. Dal 2002, invece, ha infilato una serie di bilanci in utile, con cui è stato possibile pagare 53 dipendenti e un direttore da circa 8.400 euro lordi al mese.

Ma ora Arti è nella bufera per una serie di "siluri" che giungono a pochi mesi dal suo scioglimento per confluire in Veritas, con uscita degli enti pubblici.
Nel mirino è finito il direttore Franco Vianello. È lui a raccontare dei tre dipendenti che, la scorsa estate, dopo una trasferta per un intervento a Burano, anzichè rientrare alle 14 come previsto, se la sono presa comoda "dirottando" la barca in un tour della laguna durato sei ore. «Due hanno ammesso la bravata, si sono scusati e sono stati sospesi un giorno - dice - Il terzo è stato sospeso tre giorni, ma ha fatto ricorso».

Da allora, racconta Vianello, è stato un susseguirsi di veleni interni, di segnalazioni allo Spisal, di tensioni. Il "papello" anonimo che lo chiama in causa lo accusa, cita un suo presunto cognato assunto da Arti prima come consulente esterno e poi a tempo indeterminto senza concorso. E ancora chiama in causa la moglie di quest’ultimo, sorella della moglie di Vianello, pagata con contratto di collaboratrice esterna, poi un’altra sorella della moglie pagata sempre come collaboratrice esterna e, infine, un nipote del direttore retribuito per l’immissione dei dati. E quindi una serie di legami di amicizie con vari dipendenti e consulenti.

Lui, Vianello, si difende e contrattacca. «È una polemica montata da chi vuole danneggiare l’azienda - afferma - Chiunque può venire qui, controllare i libri contabili, i registri. Nè io, nè il presidente, nè il management attuale ha parenti assunti o collaboratori, nè li ha avuti in passato. C’è solo un contratto esterno con partita Iva per l’inserimento dati, come ce ne sono tanti». E quanto al cognato, spiega il direttore, «è solo un convivente di una mia parente. Nessun legame».

«La verità - spiega Vianello - è che negli ultimi sette anni abbiamo risanato la società, arrivando al 2008 a 120mila euro di utili. Qui c’è un’azienda sana che qualcuno vuole rovinare, per bloccare la fusione con Veritas».

il re magio da scajola si porta in dote gli incentivi anche tutto il 2010, per i fornitori della fiat pagamenti con "pacchi" dono a 270 giorni


- La Fiat ha preso la simpatica abitudine di pagare i fornitori a 270 giorni. Le stime nel circuito interbancario indicano in circa 1,2 miliardi di euro i debiti commerciali del Lingotto che paga il denaro a un tasso del 7,50% annuo. Ora, una banca che dovesse valutare il rischio reale di un fornitore Fiat, che tasso dovrebbe applicare prima di concedergli credito? Se il Lingotto va in crisi, i primi a saltare sono i fornitori.

Quindi non si può scendere sotto il 9%. Uno "spread" diabolico: è come se Fiat "facesse finanza" sulle spalle dei fornitori. Claudio Scajola, prima di concedere (gratis) altri incentivi a Torino, forse dovrebbe esigere il rispetto dei contratti di Fiat con i fornitori. In tempo di stretta creditizia, se la Fiat è la prima a far sparire liquidità che facciamo? Mandiamo i prefetti anche al Lingotto?

si parla di berlusconi e si scrive cossiga, nuovi futuri scenari politici se papi silvio dovesse essere sfiduciato


- ANDREA - Quattro chiacchiere al bar, con il vecchietto Francesco Cossiga e il giornalista Claudio Sabelli. sono emersi futuri scenari politici se berlusconi dovesse dimettersi. Come al solito si specula ai cambi di poltrona e non si piccona sulla grande crisi che attanaglia milioni di lavoratori italiani.

- Esplosiva la conversazione tra due persone felicemente irresponsabili, non avendo nulla da perdere (né da nascondere o da sminuire), l'uno ormai nell'Empireo degli ex presidenti della Repubblica e capi di governo, l'altro nei panni di fuoriclasse del giornalismo, una sorta di Ibrahimovic o Kakà, che tra radio, libri e giornali ha solo l'imbarazzo della scelta.

Nel Palazzo tutti lo sanno. Francesco Cossiga non parla mai a caso, spesso è un'anticipatore di eventi politici. Un terremoto: ecco il nuovo governo del Grande Vecchio. Un esecutivo guidato dal Picconatore vedrebbe Giulio Tremonti all'Economia, Pierluigi Bersani all'Interno dove comunque potrebbe anche andar bene l'attuale Roberto Maroni. Mai un medico alla Sanità perché come diceva Moro i ministeri devono essere occupati da politici, non da tecnici. E allora chi? Un manager, Matteo Colaninno. Agli Esteri D'Alema o Fini. Ma l'ex leader di Alleanza Nazionale potrebbe anche essere vicepremier, però prima dovrebbe fare un bel discorso per riconfermare che Mussolini è stato l'unico uomo di Stato di questo Paese.

Sempre per la Farnesina Cossiga vedrebbe bene anche Montezemolo. Mentre all'Istruzione riconferma la Gelmini che "si sta dimostrando migliore di quello che si crede. "Un buon ministro non deve fare però quello che ritiene giusto, deve fare anche quello che è accettato dalla gente". Come si vede un governo di larghe intese, un'embrasson nous che metta insieme Pdl, Pd e perfino la Lega.

Ma il libro-intervista è una vera e propria antologia ricca di perle e di inediti.

- Come ad esempio il fatto che Rumor (Presidente del Consiglio dei Ministri fra il 1968 e il 1974) si dimise per non controfirmare la legge sul divorzio. "Molti pensano che l'abbia rovesciato il grande sciopero generale, ma io so come sono andate le cose. La Chiesa gli disse: 'Fai questo atto di testimonianza'".

- "Al posto di Berlusconi io mi sarei dimesso e avrei rivinto". Gliel'ha consigliato questo? "Sì". E lui che ha detto? "E' stato a sentire e basta". E non si è dimesso. "Ha sbagliato. Gli italiani lo avrebbero rivotato. Agli italiani non frega nulla di tutte queste storie di escort".

- "Sono stato il peggior presidente della Repubblica nella storia italiana. Sono quello che ha combinato di meno. Ho causato un sacco di guai. Sono stato il più inutile. Sono stato un velleitario".

-"Anche Napolitano è un picconatore come me".

- Scalfari? "Io non ho alcuna simpatia per lui. Ma è stato un grande giornalista perchè è stato un giornalista dell'opposizione. Quando ha fatto il filo a De Mita, ha fatto una figura orrenda. E l'ha fatta fare anche a De Mita. Come Paolo Mieli. Non fa altro che dare un colpo al cerchio e uno alla botte. Prima ha supportato Prodi. Poi ha detto che Prodi è una merda. Poi ha supportato Veltroni. Poi ha detto che Veltroni è una merda. Adesso si è schierato con il Cavaliere.

- Oggi cos'è il Pd? "Non si sa. La base del Pd è comunista, è di sinistra ma Veltroni negli ultimi tre discorsi che ha fatto non ha detto nemmeno una volta la parola 'sinistra'. Abbiamo avuto un governo presieduto da quello che era stato segretario della Federazione Giovanile Comunista e nel Pd mettiamo la Binetti, numeraria dell'Opus Dei?

- "Obama è il frutto di uno sfizio tra una ricca americana e un keniota (...). Non mi è simpatico perché ha sfruttato il fatto di essere nero. Che poi non è nero. Non è figlio degli schiavi americani".

- "La mamma di D'Alema era figlia di un costruttore barese, e lui questo non l'ha mai voluto dire. La barca non è solo sua".

- "La Serracchiani è una ragazzotta simpatica. Ma non è che uno può fare il dirigente nazionale di partito avendo fatto come unica esperienza il consigliere provinciale".

- Franceschini? E' un anti-papista. Assolutamente. Ed è pure contro Ratzinger.

- Non ci sono falchi nel Pd. Veltroni è un pollo non una colomba. Fassino? Bisognerebbe chiedere informazioni a suo nipote, Giuliano Ferrara. "Fassino è cugino in primo grado della madre di Giuliano Ferrara. Che era la storica segretaria di Palmiro Togliatti".

- Cofferati? "E' un caso triste della vita politica e sindacale italiana".

- "Io andrei a cena con Adriano Sofri. L'ho sempre sostenuto. Non è colpevole".

- Di Pietro? "E' un ignorante, non supererebbe un esame di diritto penale o di procedura penale".

- "Grillo è l'altra faccia di Di Pietro, è un grande furbone per aumentare i cachet. Però è intelligente, colto e divertente. Meglio Grillo".

- "Travaglio è fascista, meno male che non dice mai di essere di sinistra, è un manganellatore che non ha il coraggio di usare il manganello e usa la parola".

- Draghi? "Ha fatto delle cose che non posso dire. Mi ha mentito".

- "Ciampi è stato un mediocre governatore delle Banca d'Italia".

- "Bossi è un falco."

- "Berlusconi un'aquila"

- Tremonti? "Molto falco. Se fossi costretto a scegliermi un nemico dentro Forza Italia, Brunetta o Tremonti, sceglierei Brunetta".

- Brunetta? "Un nanetto-libidinoso". Ma anche "una delle persone più presuntuose che esistano".

- La Russa? "Nobile siciliano di origine calabrese. Vecchio picchiatore. Mi è molto affezionato".

- Alessandra Mussolini? "Credo che sia come il nonno".

- Mara Carfagna? "E' una che studia. Quando è andata alla riunione dei ministri delle Pari Opportunità europei ha meravigliato tutti parlando a braccio in un francese perfetto".

- "Gianni Letta è un cardinale laico. Vorrebbe abolire la tabella internazionale dei colori, vorrebbe tutto rosso, rosso cardinalizio".

- "Biagi era un rompicoglioni (...). Per questo non gli diedero la scorta".

- Bianca Berlinguer? "Ho raccomandato anche lei".

- Prodi? "Non mi piace, non è un politico".

- "L'ottanta per cento dei democristiani sono convinti che Andreotti fosse mafioso". Detesta Berlusconi... "molti vecchi democristiani lo detestano. Lo detesta anche il gobbo, il Divo. Lo detestano perchè lo considerano un intruso. Cuccia non lo poteva vedere. Craxi non contava molto".

anche le aziende del gruppo di proprietà di montezemolo sono in crisi, ci sono a rischio molti posti di lavoro su poltrone frau


- Dopo l'ennesima rottura delle trattative tra lavoratori e proprietà a causa dello scontro sulla mobilità, ora i dipendenti annunciano una nuova mobilitazione. Intanto si diffonde la notizia che tutto il gruppo industriale della Poltrona Frau starebbe pensando a 220 licenziamenti complessivi.

Tolentino - L'estate calda della Poltrona Frau sembra davvero non voler finire. c'è stata l'ennesima rottura delle trattative tra rappresentanti sindacali, Rsu e proprietà e ora l'assemblea dei lavoratori ha annunciato, per la giornata di domani, otto ore di sciopero. I 420 dipendenti si riuniranno davanti allo stabilimento e quindi formeranno un corteo che raggiungerà Tolentino, sostando in piazza della Libertà.

Nel corso dell'assemblea, che si è svolta questa mattina, i lavoratori hanno condannato l'atteggiamento dell’azienda, che non ha accettato le loro richieste: cioè la mobilità volontaria, con adeguata incentivazione alla fuoriuscita. E proprio per questo è stato proclamato lo stato di mobilitazione.

il comune di treviso per pagare i fornitori chiede aiuto alle banche, ma il comune vuole far pagare gli interessi ai creditori, un'assurdo


- ANDREA - Signori cari che mi seguite, stiamo scavando sempre più in basso. In un Paese "normale" quando si arriva a toccare il fondo si cerca di dare una spallata e tirarsi su; qui invece stiamo scavando, scaviamo e vogliamo andare dall'altra parte dove ci aspettano i cinesi che ci faranno un mazzo così!
Io sono un piccolo imprenditore che si occupa di servizi e per fortuna la mia azienda non ha mai voluto partecipare a gare d'appalto pubbliche sia per i tempi troppo lunghi nei pagamenti e sia perchè fortunatamente non lavoriamo con affidamenti bancari, coi quali saresti costretto ad indebitarti per aspettare il pagamento. Le aziende che partecipano a queste gare d'appalto a fine lavori, se non agli inizi, sono costrette ad andare in banca e chiedere un'anticipo per iniziare o completare i lavori, nella speranza che entro i limiti dei 30/60 gg. il committente ti abbia liquidato il pagamento. Se non fosse così come sta venendo ora, oltre ad non avere la possibilità di utilizzare altra liquidità hai tutti i giorni la fatidica telefonata del direttore che devi tenerlo informato per sapere se la fattura verrà saldata o meno. Dimenticavo, su quei soldi che la banca ti anticipa, ti chiede l'interesse diciamo del 7/8%, quando va bene, altrimenti rischi di pagare il 14/15% perchè stai usando soldi fuori dal "castelletto". Ditemi voi quei poveri fornitori che oggi si trovano la pressione della banca che gli continua a telefonare per chiedere di chiudere o saldare la fattura anticipata, e dall'altra il ricatto dell'amministrazione comunale che minaccia con parole tipo " vuoi pagata la fattura?" " Devi pagarti gli interessi che io comune dovrei pagare!" Allora prossimamente invito voi cittadini italiani, disoccupati, cassantegrati, lavoratori cococo e sfigati imprenditori di fare come il comune di Treviso: quando vi arriverà da pagare il canone fognario, la bolletta dell'acquedotto o il canone della spazzatura andate in banca a chiedere un prestito e al direttore direte che gli interessi li pagherà l'amministrazione comunale. Svegliamoci è ora di cambiare, questi politici sono vecchi, sono ultra ottantenni, con la prostata che non funziona, il pannolone da cambiare. Questi anziani credono di portarci fuori dal tunnel della crisi economica;se così fosse cari amici è meglio strare dentro il tunnel, stiamo dentro e aspettiamo che uno ad uno il cielo se li porti via!


allarme occupazionale nel veneto, 4 suicidi per mancanza di lavoro in pochi giorni


- PADOVA - Si può morire di troppo lavoro. Ma anche di mancanza di lavoro. O per la paura di perderlo. Ieri a Galliera Veneta, nel Padovano, un impiegato di banca di 34 anni è stato trovato privo di vita nell’appartamento in cui abitava da single. Accanto al corpo un biglietto d’addio dal quale non emergono cause apparenti del suicidio. Ma al fratello pare avesse confidato preoccupazioni relative al posto di lavoro. Timori che in tempi di crisi economica hanno in molti. Tanto che la crisi può diventare un killer spietato.

Basta scorrere le cronache dei giornali. Negli ultimi 10 giorni in provincia di Vicenza ci sono stati tre casi di di disoccupati o persone con problemi occupazionali che si sono tolti la vita: un uomo di 46 anni padre di tre figli, un trentottenne di Belvedere di Tezze, che si è ucciso sabato. E il caso più eclatante, sempre la scorsa settimana: la morte di Lorenzo Guglielmi, assessore al Bilancio del Comune di Rosà, per molti anni membro del consiglio parrocchiale. Aveva 55 anni. Ha lasciato la moglie e due figli. Pochi giorni prima aveva perso l’incarico di coordinatore di una rete finanziaria.

Non è un caso che i suicidi colpiscano chi ha perso il lavoro o rischia di perderlo. E non sorprende che nel Nordest il fenomeno si faccia sentire, anche se gli indicatori dicono che la crisi economica qui morde meno che altrove.
Spiega il professor Massimo Santinello, direttore del dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione all’Università di Padova: «Le ricerche che documentano la relazione tra disoccupazione e salute mentale risalgono a più di 25 anni fa. È dimostrato che in presenza di una crisi economica e di un aumento del tasso di disoccupazione, crescono i problemi legati alla salute. Il suicidio è uno di questi, accompagnato da depressione».

Il contesto sociale non è indifferente. Come potrebbe essere nel ricco Nordest, il cui modello è fondato sulla piccola impresa e il culto del lavoro. «Dove la cosa più importante è fare soldi, la perdita del lavoro rischia di essere più traumatica e di privare le persone del motivo che dà un senso alla loro vita - osserva il professor Santinello -. Teniamo conto che al lavoro è legata parte dell’identità delle persone. Trovarsi licenziati o in cassa integrazione può dare la sensazione di non contare più nulla per nessuno. Anche rispetto ai figli e al partner. Si perdono i motivi per i quali si è portati a pensare che gli altri ci vogliano bene. Insomma, perdere il lavoro fa venir meno il riferimento centrale della vita anche se poi su un sucicido incidono più elementi».

Secondo i dati diffusi lo scorso anno in occasione della giornata mondiale per la prevenzione del suicidio, in Veneto si muore 15 volte di più per suicidio che per omicidio. La metà dei casi si verifica oltre i 52 anni. La media è di 7,4 decessi per 100mila abitanti, 327 all’anno. Una cifra un po’ più bassa di quella friulana (9,4) e in media col resto del Paese (7,7).

Sull’effetto crisi economica si è invece espresso uno studio condotto a Londra su 26 paesi dell’Unione europea. Ha rilevato che al di sotto dei 65 anni, a ogni aumento dell’1% dei senza lavoro cresce dello 0,8% il numero di chi si toglie la vita o uccide. E quando la disoccupazione supera il 3% il tasso dei suicidi sale del 4,5% e addirittura del 28% quello delle morti legate all’abuso di acol.

Come contrastare il fenomeno? Secondo Franca Porto, vicentina, segretario veneto della Cisl, non bastano gli ammortizzatori sociali: «Certo rimangono la priorità, ma i sussidi non sono sufficienti - dice -. Servono strumenti per orientare e ricollocare i lavoratori. Per toglierli dallo smarrimento e dare loro una prospettiva concreta.»

il comune di treviso è rimasto senza un centesimo, sono indebitati per 5milioni di euro, costretti a fermare i pagamenti ai fornitori per un mese


- ANDREA - La macchina comunale non rallenta, ma si ferma del tutto almeno per un mese. I vincoli del patto di stabilità non consentono alcun tipo di operazione, se non quelle di emergenza in tema di salute pubblica o di sicurezza. Per il resto blocco totale, anche dei contributi normalmente erogati alle associazioni. Lo dice ufficialmente l’assessore al Bilancio, Fulvio Zugno: “Siamo costretti a stoppare totalmente le spese correnti e, ovviamente, anche quelle per investimenti. Cercheremo anche di procastinare i pagamenti in sospeso all’anno successivo”.
Le parole dell’assessore non solo confermano le direttive date alla fine della scorsa settimana ai dirigenti di Ca’ Sugana – “blocco delle spese” - ma dipingono uno scenario ancora più cupo. Il Comune, al momento, è fuori dai limiti di spesa previsti dal patto per circa cinque milioni di euro. Una cifra importante e non facilmente recuperabile. Per questo, nel corso dell’ultima giunta, si è deciso per una misura drastica: blocco completo delle uscite. “Come accade in ogni famiglia che deve risparmiare – continua l’assessore – siamo costretti a tagliare tutte le spese non strettamente funzionali, compresi i contributi per le associazioni: come tutti, anche loro dovranno aspettare. Purtroppo non possiamo fare altrimenti. Tra maggio e aprile abbiamo fatto una prima ricognizione della situazione. In quell’occasione ci rendemmo conto che bisognava rallentare con le spese e riducemmo la “velocità” della nostra macchina. Ma, purtroppo, quel rallentamento è servito a poco. Per questo abbiamo deciso per il blocco totale, tranne che per quelle operazioni strettamente necessarie alla vita della città”.
La prossima verifica è in programma tra fine settembre e i primi di ottobre. “Tra un mese – continua Zugno – valuteremo a che punto saremo arrivati. Non nascondo che sono moderatamente pessimista. La macchina, intanto, si ferma. Quello che mi fa arrabbiare è che le risorse ci sarebbero ma, come ormai è risaputo, non possiamo utilizzarle: la soluzione sarebbe quella di regionalizzare i parametri dei patti di stabilità in modo da favorire i comuni virtuosi. Stando così le cose invece rimaniamo in attesa di qualche operazione che potrebbe darci un po’ di respiro. Se due anni fa fossimo riusciti a vendere la caserma Piave incamerando 10-12 milioni di euro, adesso vivremmo una soluzione diversa. La dismissione di un’immobile sarebbe la soluzione migliore, ma in questo periodo non è facile vendere, non è più il momento. Negli ultimi due anni abbiamo chiuso mutui con il 6,5-7% di interesse facendo risparmiare notevolmente l’ente, ma non è bastato”. Zugno ammette che l’unica via d’uscita potrebbe essere lo sforamento del patto: “Questa è una valutazione politica che spetta al sindaco. Si potrebbe decidere per una linea più morbida continuando a contenere le spese oppure decidere di sforare”.

la prefettura di trieste a secco di gasolio per riscaldamento, sospesa la fornitura perchè lo stato non paga i fornitori


- Troppi debiti, interrotta la fornitura alla Prefettura. Il Coisp: pronti ad "invadere" il Cie di Gradisca, lì stanno meglio.

- TRIESTE - Un appello al console sloveno di Trieste per "ospitare" agenti e allievi di Polizia è stato avanzato oggi provocatoriamente dal segretario nazionale del Coisp, Franco Maccari, a causa della sospensione delle forniture di gasolio agli uffici giuliani.

«Ammontano a oltre 145.000 euro - afferma Maccari in una nota - i debiti accumulati dalla Prefettura di Trieste nei confronti delle ditte fornitrici del gasolio, che hanno sospeso la fornitura. Chiediamo quindi ufficialmente al Console Sloveno di Trieste, Joze Susmelj - aggiunge - di intercedere con le autorità di Lubiana al fine di ospitare i frequentatori del 172° Corso Allievi Agenti».

«Le uniche altre possibilità che ci sono rimaste - prosegue il segretario del Coisp - sono l'occupazione degli edifici pubblici degli Enti locali o l'invasione "pacifica" del Cie di Gradisca d'Isonzo, nel quale le condizioni degli ospiti - conclude - sono certamente migliori».